La celebre autrice svedese, tradotta in trenta lingue, sarà in Piazza del Popolo domani
Oltre a numerosi libri per ragazzi, ha scritto graphic novel, testi per il teatro, la televisione, il cinema, la radio e il mondo dei videogiochi. Ha ricevuto numerosi premi letterari ed è stata candidata all’August Prize e al Nordic Council Literature Prize.
Ha scritto per bambini e ragazzi per molti anni. Cosa è cambiato quando è passata alla narrativa per adulti?
“Molti adulti leggono i miei romanzi per ragazzi. Quindi non è stato un cambiamento così grande. Ma ogni nuovo romanzo è di per sé una nuova sfida, indipendentemente dalla fascia d’età”.
In Family Matters, il pericolo nasce dall’interno delle relazioni più strette. Perché le interessava esplorare questo tipo di paura?
“Penso sia affascinante capire e mostrare quanto le emozioni e le nostre identità, il nostro senso del valore e il nostro senso di libertà possano essere condizionati dalle relazioni più strette. L’ho notato nelle persone intorno a me e in me stessa, soprattutto nei momenti di crisi. Nelle relazioni profonde c’è così tanta bellezza.. ma se la persona sbagliata riesce a entrarti sotto pelle, può configurarsi una grande sofferenza all’orizzonte, e può diventare quasi emotivamente impossibile liberarsene”.
Mirjam e Nia sono sorelle, eppure sembrano quasi due persone che non riescono più a riconoscersi. Cosa rimane di un legame familiare quando la fiducia è stata infranta?
“Sono sorelle, ma sono cresciute separatamente e il loro rapporto è per molti versi più simile a un’amicizia. Un’amicizia molto complicata. Capire cosa racchiuda quella relazione e quanto sia forte il loro legame è una parte fondamentale del percorso di Mirjam nel romanzo. Alla fine, in qualche modo, arriva a una risposta, ma non voglio rovinare la sorpresa”.
L’isola è bellissima, ma gradualmente diventa claustrofobica. Quanto è stato importante l’ambientazione nella costruzione della tensione?
“L’isola è comparsa nella mia mente prima ancora della trama e dei personaggi. Ho trascorso le estati della mia infanzia su una penisola dell’arcipelago di Stoccolma, quindi è un’ambientazione a cui sono molto affezionata. Inoltre, volevo rendere la sensazione del completo isolamento”.
Il romanzo affronta temi come l’amore, la dipendenza e la violenza. Come ha bilanciato l’introspezione psicologica con la suspense?
“Il romanzo è scritto dal punto di vista di Mirjam e siamo molto dentro la sua testa. Dal momento che è una persona che ha trascorso molto tempo a riflettere su questi temi, mi è sembrato naturale seguire i suoi pensieri. E, almeno per me, questo aggiunge livelli alla suspense. C’è molto di più in gioco”.
La relazione tra Mirjam e Nia è al centro della storia. È stato più difficile costruire la tensione narrativa o quella emotiva tra loro?
“Fin dall’inizio avevo un’idea di base della trama, con i suoi colpi di scena e i suoi principali sviluppi. Per me, i due tipi di tensione sono strettamente intrecciati. Ho trovato interessante mettere una persona piuttosto comune come Mirjam in una situazione così estrema. Gran parte della suspense nasce dai suoi tentativi, e dai suoi fallimenti, di affrontare la situazione. Quando sei sottoposto a molto stress, è molto più difficile concentrarti e avere un giudizio lucido”.
Ha lavorato in molti ambiti diversi, da cinema e televisione a radio e a videogames: ma cosa può fare un romanzo con la paura che gli altri media non possono fare? Come si crea la paura senza rivelarla immediatamente?
“Se riesci davvero a entrare sotto la pelle del lettore, penso che le reazioni possano essere più forti rispetto ad altri media, perché il testo può risuonare con le esperienze personali del lettore in un modo unico. Amo scrivere romanzi perché ti permettono di creare un intero mondo, e proprio questo, a sua volta, è ciò che rende così difficile scriverli. Quando cerco di creare una scena carica di suspense o spaventosa, mi metto in un certo stato d’animo. Naturalmente c’è una certa tecnica, ma è come se utilizzassi questa tecnica in modo piuttosto istintivo e non ho mai davvero provato ad analizzare il mio metodo. Ma se scrivi gialli è utile riuscire a passare dal ruolo di scrittore a quello di lettore. Cosa penserei, da lettore? Cosa accadrà qui? Sono domande che mi pongo spesso. Ma poi devi tornare sempre dentro il testo, per scriverlo”.
